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                 fusione fra quella di Alipio e quella, eventualmente di altro religioso:
                 che si era ritrovato «parmy les cendres son coeur aussi vermeil et aussi
                 entier que s’il n’eût point passé par les flames» (pp. 192-194).
                    Il più noto rinnegato menzionato da Quartier in rapporto diretto con
                 la sua personale vicenda biografica è l’olandese Muràd Raìs (o Morat),
                 capo della squadra corsara che l’aveva catturato: Muràd si era fatto
                 musulmano «pour se vanger du retardement que ses parens avoient
                 apporté à le retirer de Barbarie»; aveva allora giurato «de faire une
                 cruelle guerre à ceux de sa nation et autres chrestiens» (p. 217). Al
                 tempo della peste, proprio per ridurre il rischio di contrarre il terribile
                 morbo che infieriva nel paese maghrebino, alcuni vascelli tripolini, gui-
                 dati da Muràd, andarono in corsa prima nell’Arcipelago greco poi nel
                 ‘golfo di Venezia’.
                    Nel luglio 1662 Muràd volle attaccare da solo un vascello veneziano
                 ma l’ardita nave corsara si incagliò sulla costa pugliese, presso Otranto,
                 e varie centinaia di corsari finirono in mani nemiche, e Muràd fra loro.
                 Alla notizia della cattura del sino allora fortunato corsaro – che, dice
                 Quartier, possedeva a Tripoli più di cinquecento schiavi da lui catturati,
                 «sans compter ceux qu’il avoit perverty dans la débauche», e che perciò
                 avevano rinnegato. A Tripoli si fecero pubbliche preghiere e processioni
                 per supplicare il ritorno del «plus redoutable et plus determiné corsaire
                 de Tripoly»; il viceré di Napoli rifiutò però di liberarlo in cambio di venti
                 schiavi napoletani e Muràd morì «depuis quelques années dans l’impe-
                 nitence et l’infedelité» (pp. 216-217).
                    Fra i raìs di origine europea che più spesso si affiancavano a Muràd
                 nelle imprese corsare, Quartier ricorda il provenzale Beyrant e il greco
                 Hally. Quando la nave di Muràd fece naufragio, nell’equipaggio vi erano
                 anche quattro giovani olandesi, costretti con violenza a ‘farsi turchi’.
                 L’Inquisizione – riferisce il nostro autore – li perdonò ed essi non solo
                 abiurarono l’islàm ma anche la loro fede calvinista, facendosi cattolici,
                 e Quartier aggiunge «à la satisfaction du peuple de Naples, qui obtint la
                 grace de ces nouveaux convertis». Qualche pagina più avanti nel testo,
                 il futuro religioso – il quale a proposito degli europei islamizzati denun-
                 cia una loro condotta viziosa, dedita a piaceri sfrenati e a vita dissoluta,
                 anche in contravvenzione con le prescrizioni stesse dell’islàm – presenta
                 una affermazione molto dura: «La haine des Turcs contre les chrestiens
                 ne se modère point par les fatigues qu’il leurs font endurer dans les tra-
                 vaux, elle devient mesme fureur contre ceux qu’ils veulent rendre par-
                 tisans de Mahomet» (pp. 217 e 219).
                    Questa affermazione bisogna intenderla bene; Quartier si riferisce
                 alle autorità pubbliche, governatori o altri ancora più in alto, e non dice
                 che essi sempre o spesso usino violenza ai cristiani per convertirli, dice
                 che, se e quando vogliono ottenere quel risultato, allora la loro reazione
                 diviene ‘furiosa’. A riprova di ciò il nostro schiavo riferisce un altro epi-


                 Mediterranea - ricerche storiche - Anno XVI - Aprile 2019      n.45
                 ISSN 1824-3010 (stampa)  ISSN 1828-230X (online)
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