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                avrebbero avuto l’obbligo di pregare per l’anima del testatore e i suc-
                cessori del conte di rispettarne le volontà, pena la perdita dell’eredità
                stessa .
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                   Lo Sclafani, dunque, legava al monastero la casa con la torre, la
                cappella e il giardino con un serbatoio siti nel piano del Castello a
                mare, oltre ai turni d’acqua utili per la sua irrigazione . La chiesa
                                                                       61
                veniva identificata da Pirri con quella di santa Barbara . A quel tempo
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                era priore di Santa Maria del Bosco fra Nicola de Bruzia ; le fonti non
                                                                      63
                forniscono notizie sull’utilizzo della grangia da parte dei monaci, quel
                che è certo è che le donazioni al monastero si fecero sempre più nu-
                merose nel corso del Trecento e quel complesso a Palermo dovette age-
                volare i monaci nell’amministrazione della proprietà urbana e nell’in-
                serimento nella realtà cittadina. Il priorato di Santa Maria del Bosco
                di lì a poco sarebbe stato elevato al rango di abbazia  e nel 1491, con
                                                                   64
                bolla di Innocenzo VIII, unito alla congregazione di Monte Oliveto .
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                4. La fondazione di Santa Maria dello Spasimo e la lottizzazione
                   dell’area del Castello a mare

                   I monaci risiedettero nella grangia nel piano del Castello a Mare
                fino  al  1509,  «preces  effundendo  quotidie  Altissimo  Domino  pro
                anima dicti Domini Matthei de Sclafano iuxta mentem et volunta-
                tem dicti testatoris», quando l’abate Benedetto de Amadore e i mo-
                naci «volentes de novo construere et fundare quoddam pulcherri-
                mum monasterium iam inceptum in quodam loco extra portam Gre-
                corum Panormi» e avendo necessità di denaro, decisero di alienare



                   60  Asp, Spasimo, busta 67, c. 49r.
                   61  P. Olimpio da Giuliana, Memorie antiche del monastero di Santa Maria del
                Bosco cit., pp. 19-20. Il monaco olivetano, nell’identificare i luoghi, specificava che
                la casa e il giardinello erano stato concessi, «pochi anni sono», per trentasette onze
                di  censo  annuo  a  Francesco  Campana;  «l’altra  parte  del  giardino»,  invece,
                «molt’anni prima fu dato a censo perpetuo per fabbricarvi case dalle qual case ne
                pervengono l’entrade ch’il monastero possiede in Palermo nella contrada di Terra-
                cina».
                   62  L’autore, però, non definiva correttamente la data di concessione ad opera
                del conte (R. Pirri, Sicilia sacra cit., p. 763). Padre Olimpio rimaneva nel dubbio
                dichiarando di credere che la chiesa «sia Santa Barbara» (P. Olimpio da Giuliana,
                Memorie antiche del monastero di Santa Maria Del Bosco cit., p. 19).
                   63  P. Olimpio da Giuliana, Memorie antiche del monastero di Santa Maria del
                Bosco cit., p. 19.
                   64  28 luglio 1400. P. Olimpio da Giuliana, Memorie antiche del monastero di
                Santa Maria del Bosco cit., pp. 116-119; R. Pirri, Sicilia sacra cit., II, p.1332.
                   65  9 settembre 1491. P. Olimpio da Giuliana, Memorie antiche del monastero di
                Santa Maria del Bosco cit., pp. 143-145.



                Mediterranea - ricerche storiche - Anno XX - Dicembre 2023
                ISSN 1824-3010 (stampa)  ISSN 1828-230X (online)
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